TESTIMONIANZE SULLE STREGHE DI BENEVENTO


La leggenda delle streghe di Benevento: le dice niente?



Certo. Quando ero bambino i miei nonni spesso raccontavano che nello stretto di Barba, la strada da percorrere per recarsi ad Avellino, proprio sulla sponda del fiume
Sabato, v’era un albero, non un albero qualunque, un noce magico, magico perché si vociferava che un tempo le donne che erano dedite alla magia nera lì vi s’incontrassero per celebrare i riti in onore del Demonio.
So che nei pressi della gola vi è una piccola chiesa, la chiesa di Maria Santissima della Pietà; si racconta che essa rappresentasse una sorta di sigillo costruita con l’obbiettivo principale di costituire un rifugio contro il male che infesterebbe quell’area sin dai tempi antichi.
le persone che praticavano la magia nera, quelle che volevano vendicarsi dei loro nemici e seminare orrore, per lo più persone di sesso femminile, usavano incontrarsi di notte allo Stretto di Barba dove era ubicato un noce magico. Le streghe vi giungevano dopo aver utilizzato una pomata magica composta da latte di asina, carne grassa di lupa e grasso di bambini con cui si ungevano tutto il corpo, in modo particolare le gambe e le ascelle. Questo composto permetteva loro di volare. Mia nonna mi raccontava che le streghe arrivavano nella vasta spianata del noce magico guidata ognuna dal proprio demone custode che era, nello stesso tempo, amante e servo della fattucchiera.

Come le streghe riuscivano ad arrivarci?



Le megere utilizzavano una crema magica con cui si ungevano le ascelle e poi reci-tavano una formula; dopo aver fatto ciò spiccavano il volo diventando incorporee, simili al vento.


Una volta giunte al noce, cosa accadeva?



Le donne, arrivate nel posto stregato, celebravo banchetti in onore del Diavolo. Dopo il banchetto ballavano una danza sfrenata intorno al noce e si accoppiavano con i demoni infernali.

Una volta terminati questi rituali, le streghe ritornavano alle loro dimore?

Secondo ciò che trapelava dai racconti di mia nonna materna, dopo le riunioni, le megere si vendicavano dei loro nemici, seminando orrore; le si credeva capaci di ra-pire i neonati dalle loro culle, che sfiorassero come una folata di vento i dormienti e fossero la causa del senso di oppressione sul petto che a volte si avverte stando sdraiati; le si credeva capaci di procurare la morte del bestiame nelle stalle. Essendo incorporee, si pensava che le streghe si introducessero nelle case passando sotto le porte e per questo si era soliti lasciare una scopa o del sale sull'uscio: la strega avrebbe dovuto contare tutti i fili della scopa o i grani di sale prima di entrare, ma nel frattempo sarebbe giunto il giorno e sarebbe stata costretta ad andarsene.

Lasciava sull’uscio di casa del sale o una scopa per scongiurare il pericolo delle streghe ed evitare che potessero entrare?


Da piccolo, a volte, con i miei fratelli, prima di andarci a coricare, andavamo in cucina e dalla dispensa prendevamo qualche granello di sale grosso e lo depositava-mo sull’uscio della nostra camera. Era un modo di esorcizzare la paura e di garantirci un sonno senza incubi.

Commenti

Post più popolari