LE STREGHE DI BENEVENTO


Benevento è interessata da una leggenda che la vuole, per antonomasia, la "città delle streghe". La leggenda, che ha origini medievali, risale al tempo dell’occupazione longobarda della cittadina e a quando, nonostante i longobardi si fossero convertiti al Cristianesimo, alcuni di loro continuavano a celebrare i rituali pagani, ed in modo particolare, il caratteristico ruotare, in sella ai cavalli, intorno ad un albero a cui era stata precedentemente appesa la pelle di un caprone,  con l’intento di onorare il dio Wotan, massima divinità barbarica. Il vescovo della città, Barbato, accusando i longobardi di idolatria, giunse a provvedere che l’albero venisse sradicato.
A partire dal XIII secolo, inizia a diffondersi la leggenda delle streghe. La manifestazione più eclatante avvenne nel 1428 quando Matteuccia da Todi, durante il processo che la vedeva imputata per stregoneria, ammise davanti alla corte, delle riunioni stregonesche affermando che si tenessero a Benevento, ai piedi di un albero di noce. Matteuccia non fu l’unica imputata nei processi di stregoneria a fare simili dichiarazioni; per tutta la durata della Caccia alle streghe furono molte le accusate a fare menzione all’albero di noce beneventano.
Il noce, sito sulle sponde del fiume Sabato, nella gola denominata Stretto di Barba, era luogo dei fatidici sabba stregoneschi, che si tenevano di notte, a cui streghe e stregoni giungevano a bordo di una scopa o di animali volanti, dopo essersi cosparsi il corpo con dell’unguento magico, a base di ingredienti orripilanti, come sangue umano, ossa frantumate e grasso di neonato. Una volta giunti all’albero, vi trovavano il Diavolo, solitamente nelle vesti di un caprone, a cui porgevano il saluto baciandogli l’ano, quello che è conosciuto, secondo la demonologia, come osculum infame, il bacio vergognoso. Al saluto seguiva l’iniziazione dei neofiti, costretti ad abiurare il loro credo, a calpestare croci, sputarvici sopra, bestemmiare e recitare preghiere e messe cristiane al contrario. Il rito di iniziazione si concludeva con l’apposizione sul corpo del novellino da parte del Diavolo, del famoso marchio, un punto, totalmente indolore e privo di sensibilità, che stava a rappresentare il sigillo del patto stipulato con Satana.
Si susseguivano, durante i sabba, danze sfrenate, orge e maledizioni.

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