I BORGHI DELLE STREGHE IN ITALIA
In Italia
sono numerosi i luoghi che in qualche modo abbiano avuto a che fare con le
streghe; borghi ricchi di fascino e mistero.
VILLACIDRO
Situato
nella Sardegna settentrionale, Villacidro è profondamente legata alle streghe,
a quelle che vengono chiamate cogas e
che potevano essere, indistintamente, sia uomini che donne. Esseri
profondamente spietati e inquietanti, uccidevano senza pietà e succhiavano il
sangue dei neonati. Secondo la leggenda, alla nascita, le cogas erano contraddistinte
da una piccola coda ed erano capaci di trasformarsi in animali, rendersi
invisibili o spostarsi velocemente. Per diventare una cogas, bisognava recarsi
in un cimitero di venerdì notte, procurarsi dalla tomba di un defunto morto da
non molto tempo del grasso, e mescolare questo a sangue di una fanciulla
vergine e ad olio santo. La trasformazione avrebbe avuto da lì a poco inizio.
TRIORA
Triora,
cittadina ligure, fu scenario di una serie di processi giudiziari che si
svolsero tra il 1587 e il 1589. Alcune donne furono accusate di stregoneria,
infanticidio e cannibalismo . Fu uno dei più feroci processi che si tenne in
Italia. Le donne furono accusate di aver provocato la carestia che stava
stremando la popolazione in quegli anni.
BENEVENTO
Considerata
per antonomasia la città delle streghe, ospitò, secondo la leggenda, un albero
di noce, sotto il quale le streghe di tutta la penisola solevano incontrarsi
per celebrare i sabba stregoneschi, al cospetto del Diavolo, dedicandosi a
balli sfrenati e orripilanti banchetti a base di carne umana.
VAL CAMONICA
Tra il XV e
XVI secolo si consumarono, in questa valle bresciana, una serie di processi di
stregoneria. Pensiamo che solo a Pisogne, nel 1518, nella piazza principale,furono
bruciate al rogo otto donne nello stesso giorno.
La Val
Camonica raggiunge il triste primato di roghi italiani, arrivando addirittura
ad ottanta in totale.
Due ondate
persecutorie contraddistinsero la valle; la prima tra il 1505 e il 1511, la
seconda tra il 1518 e il 1521.
Di particolare
importanza sono le streghe del Tonale, ai confini col Trentino, che solevano
incontrarsi sul monte lombardo per celebrare i sabba stregoneschi. Le donne,
per recarsi nel luogo diabolico, usavano incidere una croce sul terreno e
sputarvici sopra; il Diavolo sarebbe apparso immediatamente in groppa ad un
cavallo e le avrebbe accompagnate al sito malefico.
STRIARA DEL
SALENTO
La Striara
(o macara) è il termine dialettale salentino con cui si usa indicare la strega.
In Salento, infatti, era diffusa l’idea secondo la quale alcune donne, dotate
di poteri malefici, fossero in grado, nelle notti di plenilunio, di trasformarsi
in esseri demoniaci e di recarsi sul mare o presso un albero di noce, e lì
dedicarsi a sfrenate danze e banchetti. Le striare nutrivano una profonda
conoscenza per le erbe, esse erano infatti in grado di combinarle in filtri
magici, con cui potevano indurre alla morte o alla malattia chiunque volessero.
Secondo la
leggenda, poiché esse dovevano camminare sempre ritte e non potevano piegare il
busto, si tendeva a costruire le porte di ingresso ad un’altezza inferiore.
Per tenerle,
inoltre, lontane dalle abitazioni, sull’uscio si solveva posizione delle erbe
come l’iperico, l’erba di San Giovanni, o di rosmarino o alloro.



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